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Certificazioni per il Settore Edile e delle Costruzioni: ISO, BIM e Marcature

Redazione 4 letture
Certificazioni per il Settore Edile e delle Costruzioni: ISO, BIM e Marcature
Se lavori nel settore delle costruzioni, sai bene che il quadro normativo e certificativo non è mai stato così denso come oggi. Tra obblighi legati agli appalti pubblici, requisiti ambientali introdotti dai Criteri Ambientali Minimi, la crescente diffusione del BIM e gli standard tecnici europei...

Se lavori nel settore delle costruzioni, sai bene che il quadro normativo e certificativo non è mai stato così denso come oggi. Tra obblighi legati agli appalti pubblici, requisiti ambientali introdotti dai Criteri Ambientali Minimi, la crescente diffusione del BIM e gli standard tecnici europei per le strutture metalliche, orientarsi non è immediato. Eppure fare chiarezza è essenziale: una certificazione ottenuta nel momento sbagliato, o scelta male, è denaro sprecato. Una certificazione giusta, invece, può essere la differenza tra aggiudicarti o perdere un appalto da milioni di euro. Questa guida ti accompagna attraverso il panorama completo delle certificazioni per l'edilizia e le costruzioni, con un occhio pratico sulle priorità e sulle interdipendenze tra le diverse norme.

Il quadro delle certificazioni per l'edilizia

Il settore delle costruzioni è uno dei più regolamentati in Italia. Operano qui imprese di costruzione civile e industriale, strutturisti, impiantisti, produttori di materiali da costruzione, progettisti e studi di ingegneria. Ciascuno di questi attori ha un profilo di certificazione potenzialmente diverso, con priorità diverse e norme diverse da tenere in considerazione.

In linea generale, possiamo distinguere tre categorie di certificazioni rilevanti per il settore:

  • Certificazioni di sistema di gestione: riguardano come è organizzata e gestita l'impresa. Le principali sono ISO 9001 (qualità), ISO 14001 (ambiente) e ISO 45001 (salute e sicurezza sul lavoro). Si applicano all'intera organizzazione o a una parte di essa.
  • Certificazioni di prodotto e processo: riguardano specifici prodotti o processi tecnici. In edilizia, le più rilevanti sono la marcatura CE dei prodotti da costruzione (ai sensi del Regolamento CPR 305/2011), la EN 1090 per strutture metalliche e la ISO 3834 per la qualità nelle saldature.
  • Qualificazioni e abilitazioni: come la certificazione SOA, obbligatoria per le imprese che eseguono lavori pubblici sopra certe soglie, e le qualificazioni per l'uso del BIM negli appalti.

Il quadro è completato dall'ISO 19650, lo standard internazionale per la gestione delle informazioni nei processi BIM, sempre più richiesta negli appalti pubblici complessi e nel mercato privato di alto livello.

SOA e ISO 9001: requisiti per i lavori pubblici

Per le imprese che vogliono partecipare ad appalti pubblici di lavori sopra i 150.000 euro, la qualificazione SOA (Società Organismo di Attestazione) è obbligatoria. La SOA non è una certificazione ISO: è un'attestazione rilasciata da organismi specificamente autorizzati dall'ANAC, che certifica il possesso dei requisiti tecnici, finanziari e organizzativi necessari per eseguire determinate categorie di lavori.

La qualificazione SOA è strutturata in categorie e classifiche. Le categorie identificano il tipo di lavoro (OG1 per edifici civili e industriali, OG3 per strade, OG11 per impianti, e così via — ci sono decine di categorie). Le classifiche definiscono la fascia di importo dei lavori per cui l'impresa è qualificata. Più alta è la classifica, più alto è il tetto degli appalti a cui puoi partecipare.

Qui entra in gioco la ISO 9001: per le classifiche più alte (dalla III-bis in su, che riguardano importi superiori a circa 516.000 euro), la norma del Codice degli Appalti richiede che l'impresa sia in possesso di una certificazione di qualità rilasciata da enti accreditati. In pratica, la ISO 9001 diventa requisito indiretto per qualificarsi SOA nelle fasce di importo più significative.

Questo crea una filiera logica per molte imprese edili: prima strutturate i vostri processi secondo la ISO 9001, poi vi qualificate SOA nelle classifiche che vi interessano. La ISO 9001 in edilizia non è solo un pezzo di carta per l'attestazione SOA: può davvero aiutare a strutturare meglio i processi di commessa, la pianificazione dei lavori, la gestione dei subappaltatori e il controllo della qualità delle lavorazioni. Naturalmente, a condizione di implementarla con serietà e non solo come esercizio documentale.

ISO 14001 e CAM: obblighi ambientali negli appalti

I Criteri Ambientali Minimi (CAM), adottati dal Ministero dell'Ambiente con decreti specifici per ciascun settore, sono ormai parte integrante degli appalti pubblici italiani. Per il settore edile, i CAM di riferimento principali sono quelli per l'affidamento di servizi di progettazione e lavori per l'edilizia, aggiornati negli ultimi anni per recepire le evoluzioni normative europee sul Green Deal e l'economia circolare.

I CAM edilizia prevedono requisiti ambientali per i materiali usati (percentuali di materiali riciclati, assenza di sostanze pericolose), per la gestione dei rifiuti di cantiere, per il consumo di acqua e per l'efficienza energetica degli edifici realizzati. Non richiedono esplicitamente la ISO 14001 come certificazione obbligatoria, ma la adottano come sistema di riferimento: molti capitolati pubblici premiano o richiedono la certificazione ISO 14001 come dimostrazione di un sistema di gestione ambientale strutturato.

La ISO 14001:2015 richiede all'organizzazione di identificare i propri aspetti ambientali significativi (rumore, polveri, rifiuti, consumo idrico, emissioni in atmosfera), valutare i rischi e le opportunità associati, definire obiettivi di miglioramento ambientale e misurarne i progressi. In cantiere, questo si traduce in procedure concrete per la gestione dei rifiuti speciali, per il controllo delle emissioni delle macchine, per la gestione dei materiali potenzialmente inquinanti.

Un aspetto che vale la pena sottolineare: la ISO 14001 non garantisce che l'azienda rispetti automaticamente tutte le norme ambientali vigenti. Garantisce che abbia un sistema per identificarle, monitorarle e gestire i rischi di non conformità. Il rispetto della legge è un requisito base della norma, ma il sistema va ben oltre la mera conformità legale. Questo è un punto che gli auditor verificano con attenzione, e che distingue un'implementazione seria da una superficiale.

ISO 45001: sicurezza nei cantieri

L'edilizia è statisticamente uno dei settori più pericolosi in Italia e in Europa. Cadute dall'alto, investimenti da macchine operatrici, seppellimenti, folgorazioni: i rischi nei cantieri sono gravi e concreti. La ISO 45001:2018 — lo standard internazionale per i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro — è lo strumento più strutturato per presidiare questi rischi a livello organizzativo.

La ISO 45001 ha sostituito la precedente OHSAS 18001 (con un periodo di transizione conclusosi nel 2021), e ha introdotto alcune novità significative: un approccio basato sul rischio più esplicito, un maggiore coinvolgimento del top management, l'integrazione del contesto organizzativo e delle parti interessate, e un focus più ampio sulla partecipazione dei lavoratori.

In Italia, la sicurezza sul lavoro è già regolamentata in modo molto dettagliato dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza). Cosa aggiunge allora la ISO 45001? Aggiunge un sistema di gestione strutturato che va oltre il rispetto degli obblighi minimi: richiede di identificare sistematicamente i pericoli (non solo quelli già noti), di coinvolgere i lavoratori nel processo di gestione della sicurezza, di misurare le performance in materia di OH&S e di migliorarle nel tempo. È un approccio proattivo, non reattivo.

Per le imprese edili, la ISO 45001 ha anche un valore commerciale diretto: la riduzione del premio INAIL tramite l'OT23. L'INAIL prevede uno sconto sul premio assicurativo per le aziende che implementano misure di prevenzione oltre i minimi obbligatori — e la certificazione ISO 45001 è tra le misure riconosciute. Lo sconto varia in base alla dimensione aziendale (può arrivare fino al 28% per le aziende più piccole) e può rappresentare un ritorno economico significativo che contribuisce ad ammortizzare il costo della certificazione.

ISO 19650 e BIM: obbligo crescente negli appalti

La ISO 19650 è la serie di norme internazionali per la gestione delle informazioni nell'intero ciclo di vita delle costruzioni attraverso il Building Information Modelling (BIM). È composta da più parti: la 19650-1 riguarda i concetti e i principi, la 19650-2 la fase di produzione degli asset, la 19650-3 la fase di esercizio degli asset, la 19650-5 la sicurezza delle informazioni.

In Italia, il recepimento degli obblighi BIM per gli appalti pubblici ha seguito un percorso graduale, sancito dal D.M. 560/2017 e poi integrato nel Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023). A partire dal gennaio 2025, l'obbligo di utilizzo del BIM si estende a tutti i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di importo pari o superiore a 1 milione di euro. Questo significa che stazioni appaltanti, progettisti e imprese esecutrici di una fascia sempre più ampia di lavori devono strutturarsi per lavorare con BIM.

La certificazione ISO 19650, pur non essendo obbligatoria per legge in modo esplicito, è il riferimento metodologico che le stazioni appaltanti più evolute adottano nei loro capitolati informativi. Avere processi certificati secondo ISO 19650 dimostra che la tua organizzazione è in grado di gestire le informazioni di progetto in modo strutturato, di rispettare i requisiti informativi del committente e di lavorare in ambienti di condivisione dati (CDE — Common Data Environment) in modo conforme allo standard.

Per studi di progettazione e general contractor che vogliono posizionarsi sul mercato degli appalti complessi, la ISO 19650 sta diventando un elemento di differenziazione significativo. Non è ancora richiesta ovunque, ma la direzione è chiara: nei prossimi anni diventerà uno standard di riferimento imprescindibile per chi lavora con committenti pubblici e privati di un certo livello.

ISO 3834 e EN 1090: saldatura e strutture in acciaio

Per le aziende che realizzano strutture metalliche — carpenterie, serramentisti industriali, produttori di strutture per l'edilizia — due standard tecnici sono particolarmente rilevanti: la ISO 3834 e la EN 1090.

La ISO 3834 è la norma internazionale che specifica i requisiti di qualità per la saldatura per fusione di materiali metallici. Si articola in tre livelli (ISO 3834-2 requisiti completi, ISO 3834-3 requisiti standard, ISO 3834-4 requisiti elementari), con livelli crescenti di rigore in funzione della criticità delle applicazioni. Non è una norma di sistema di gestione nel senso tradizionale — non è strutturata come la ISO 9001 — ma definisce requisiti specifici per i processi di saldatura: qualifiche dei saldatori, qualifiche dei procedimenti di saldatura (WPS), controlli non distruttivi, gestione dei materiali d'apporto, attrezzature e molto altro.

La EN 1090 è la norma europea (recepita in Italia come UNI EN 1090) per la progettazione e l'esecuzione di strutture in acciaio e alluminio. Per le strutture in acciaio, la EN 1090-1 definisce i requisiti per la valutazione della conformità dei componenti strutturali e dei kit strutturali, mentre la EN 1090-2 specifica i requisiti tecnici per l'esecuzione. Per poter apporre la marcatura CE ai componenti strutturali in acciaio, le imprese devono rispettare la EN 1090-1, che include la valutazione della conformità del sistema di controllo della produzione in fabbrica (FPC).

Il legame tra ISO 3834 e EN 1090 è diretto: la EN 1090-2 richiede che le saldature eseguite sulle strutture soddisfino i requisiti della ISO 3834 al livello appropriato. In pratica, per molte carpenterie metalliche che vogliono operare sul mercato europeo con strutture certificate, la combinazione EN 1090 + ISO 3834 è lo standard di riferimento obbligatorio.

Marcatura CE dei prodotti da costruzione (CPR)

Il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR, EU 305/2011), entrato in vigore nel 2013, ha reso obbligatoria la marcatura CE per tutti i prodotti da costruzione che rientrano nel suo campo di applicazione e per cui esiste una norma tecnica armonizzata europea. Questo include una gamma vastissima di prodotti: cemento, calcestruzzo preconfezionato, laterizi, pannelli, serramenti, porte tagliafuoco, geotessili, sistemi di ancoraggio, cavi elettrici, e molti altri.

La marcatura CE per i prodotti da costruzione non è una certificazione di qualità nel senso comune del termine: è una dichiarazione del fabbricante (Dichiarazione di Prestazione, DoP) che il prodotto rispetta le caratteristiche essenziali definite dalla norma tecnica armonizzata applicabile. A seconda del sistema di valutazione della conformità previsto dalla norma (da 1+ a 4), il coinvolgimento di un organismo notificato esterno può essere più o meno esteso.

Per i produttori di materiali da costruzione, la marcatura CE è un prerequisito per commercializzare i propri prodotti nell'Unione Europea. Non è opzionale: venderere prodotti da costruzione senza marcatura CE quando questa è obbligatoria costituisce una violazione del regolamento europeo, con conseguenze legali e di mercato. L'implementazione di un solido sistema di controllo della produzione in fabbrica (FPC), spesso complementare a una certificazione ISO 9001 del sistema di gestione, è il modo più robusto per garantire la conformità continuativa ai requisiti del CPR.

FAQ

Un'impresa edile piccola, con pochi dipendenti e lavori quasi sempre sotto soglia SOA, ha bisogno di certificazioni ISO?
Non necessariamente per obbligo. Ma se vuoi accedere a subappalti da imprese qualificate SOA con classifiche alte, o se ti stai posizionando per crescere, la ISO 9001 ti apre porte. E la ISO 45001, abbinata all'OT23 INAIL, può darti un ritorno economico immediato indipendentemente dalla tua dimensione.

La ISO 14001 è obbligatoria per i cantieri?
No, non è obbligatoria per legge. Lo sono invece gli adempimenti del D.Lgs. 152/2006 (Codice Ambientale) e le prescrizioni specifiche delle autorizzazioni di cantiere. La ISO 14001 è uno strumento volontario per gestire meglio questi obblighi e dimostrare impegno ambientale ai committenti.

Quante certificazioni posso integrare in un sistema unico?
ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001 sono progettate per essere integrate in un Sistema di Gestione Integrato (SGI). Condividono la struttura HLS e molti elementi comuni. Un SGI integrato riduce la duplicazione documentale, semplifica gli audit (possono essere condotti in modo integrato) e crea una visione unitaria dei rischi aziendali.

La EN 1090 basta da sola o serve anche la ISO 3834?
Per le strutture in acciaio, la EN 1090-2 richiama i requisiti della ISO 3834 per i processi di saldatura. In pratica, per molte categorie di esecuzione (EXC) previste dalla norma, avere la ISO 3834 al livello appropriato è parte integrante della conformità alla EN 1090. I due standard si complementano.

Il BIM è già obbligatorio per tutte le imprese edili?
Gli obblighi BIM per gli appalti pubblici si applicano a partire da certe soglie di importo, che si sono abbassate progressivamente. Le imprese che vogliono lavorare con la PA su lavori di media e grande entità devono strutturarsi per il BIM. Per i lavori privati, il BIM non è obbligatorio ma è sempre più richiesto dai committenti di qualità.

Il panorama certificativo del settore edile è complesso, ma anche ricco di opportunità per chi sa muoversi con strategia. Non si tratta di accumulare certificazioni: si tratta di scegliere quelle che aprono le porte che vuoi aprire, che rafforzano i processi che vuoi rafforzare, e che ti posizionano nel mercato in cui vuoi crescere. Con una pianificazione attenta, le certificazioni giuste si ripagano — in accesso agli appalti, in riduzioni di premio assicurativo, in reputazione e in efficienza operativa.

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