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Qualità e Processi

Cosa Guardano Davvero gli Auditor: 7 Cose che Non Ti Aspetti

Redazione 3 letture
Cosa Guardano Davvero gli Auditor: 7 Cose che Non Ti Aspetti
Ogni volta che si avvicina un audit di certificazione, la stessa scena si ripete in migliaia di aziende italiane: procedure aggiornate all'ultimo momento, registrazioni compilate di fretta, personale istruito a ripetere le risposte giuste. Eppure gli auditor esperti riconoscono questo copione a...

Ogni volta che si avvicina un audit di certificazione, la stessa scena si ripete in migliaia di aziende italiane: procedure aggiornate all'ultimo momento, registrazioni compilate di fretta, personale istruito a ripetere le risposte giuste. Eppure gli auditor esperti riconoscono questo copione a distanza di chilometri. La verità è che quello che cercano davvero va ben oltre la pila di documenti sul tavolo della sala riunioni. Ecco le sette cose che sorprendono quasi sempre chi si prepara solo sulla carta.

#1 La coerenza tra quello che dici e quello che fai

Questo è il principio fondamentale di qualsiasi audit di sistema: verificare che la realtà operativa corrisponda a quanto dichiarato nei documenti. Ma la coerenza non si misura solo confrontando procedure e registrazioni. Un auditor esperto la cerca in ogni interazione.

Ti fa descrivere un processo e poi ti chiede di mostrargli una registrazione recente. Legge la procedura e poi scende in produzione per vedere come viene eseguita davvero. Incrocia le date delle formazioni con quelle delle non conformità registrate sullo stesso argomento. Confronta gli obiettivi dichiarati nel riesame della direzione con i dati degli indicatori che trova nel sistema.

Le incoerenze più comuni che emergono: processi documentati che nessuno segue più perché «nel frattempo le cose sono cambiate»; formazioni registrate ma mai realmente erogate; obiettivi di qualità che non vengono monitorati tra un riesame e l'altro. Non si tratta necessariamente di mala fede — spesso è semplicemente entropia organizzativa. Ma per l'auditor, quella distanza tra carta e realtà è una non conformità.

La lezione: aggiorna i documenti quando cambiano i processi, non il contrario. E non aggiornare i documenti tre giorni prima dell'audit: quell'operazione lascia tracce (date di revisione, versioni, metadati) che un auditor attento noterà.

#2 Come rispondono i dipendenti (non il responsabile qualità)

Questa è la fonte di informazioni che gli auditor apprezzano di più e che le aziende temono di più. Quando l'auditor chiede di parlare con un operatore di linea, un magazziniere, un addetto all'ufficio acquisti, sta cercando qualcosa di preciso: capire se il sistema di gestione è davvero vissuto dall'organizzazione o se esiste solo negli uffici del responsabile qualità.

Le domande che fanno sono apparentemente semplici: «Cosa fai se trovi un prodotto che non ti sembra conforme?», «A chi lo segnali?», «Hai mai compilato una segnalazione di non conformità?», «Sai quali sono gli obiettivi di qualità della tua area?». Non si aspettano risposte da manuale — si aspettano risposte autentiche che dimostrino consapevolezza del processo.

Il segnale di allarme più eloquente? Il dipendente che risponde «devo chiedere al responsabile qualità». Non perché sia sbagliato coinvolgere il responsabile qualità, ma perché quella risposta sistematica indica che il sistema di gestione non è stato davvero integrato nel lavoro quotidiano di tutti.

Cosa fare concretamente: la formazione non deve essere una lezione frontale in sala riunioni un mese prima dell'audit. Deve essere continua, pratica, integrata nelle istruzioni operative quotidiane. Le persone ricordano quello che fanno ogni giorno, non quello che hanno sentito una volta.

#3 L'impegno della direzione: parole vs fatti

La ISO 9001:2015 — e più in generale la struttura HLS (High Level Structure) che accomuna tutte le norme ISO di sistema di gestione — ha spostato l'attenzione dalla documentazione alla leadership. Il requisito 5.1 parla esplicitamente di «dimostrazione dell'impegno della direzione». Ma come si dimostra concretamente questo impegno? Certamente non con una firma sul manuale della qualità.

Gli auditor cercano evidenze concrete: la direzione partecipa al riesame o delega sempre tutto al responsabile qualità? Gli obiettivi di qualità sono allineati con gli obiettivi strategici dell'azienda o sono un esercizio separato? Quando ci sono risorse da allocare per il sistema di gestione, la direzione approva o rimanda? I risultati degli audit interni vengono discussi nelle riunioni operative o finiscono in un cassetto?

Un caso che mi è capitato di osservare: un'azienda aveva un sistema di gestione documentalmente impeccabile, ma durante l'audit il direttore generale ha dichiarato di non sapere cosa fosse il rischio operativo identificato nel riesame di due mesi prima. Quella risposta, da sola, ha sollevato dubbi sull'effettivo coinvolgimento della direzione che si sono poi tradotti in osservazioni formali.

La direzione deve essere informata, coinvolta e in grado di rispondere — non in modo tecnico, ma strategico. «Il nostro sistema di gestione ci ha aiutato a ridurre i reclami del 30% negli ultimi due anni» è la risposta di un direttore davvero coinvolto.

#4 Come gestisci le cose che vanno male (non conformità, reclami)

Paradossalmente, un sistema di gestione che non registra mai non conformità è un segnale negativo, non positivo. Significa quasi certamente che il sistema di segnalazione non funziona, non che l'organizzazione sia perfetta. Ogni processo produce variabilità, e ogni variabilità produce occasionalmente output non conformi. Chi non li vede non ha occhi abbastanza buoni.

Gli auditor guardano la gestione delle non conformità con attenzione particolare perché è il termometro reale del sistema. Vogliono vedere: registrazioni complete (non solo quelle che si è deciso di tenere), analisi delle cause radice che vadano oltre il superficiale, azioni correttive chiuse con evidenze di efficacia, trend nel tempo che dimostrino apprendimento organizzativo.

La stessa logica si applica ai reclami dei clienti (requisito 9.1.2 della ISO 9001 sulla soddisfazione del cliente). Un'azienda che non riceve mai reclami o non li registra sistematicamente desta più sospetti di una che li registra, li analizza e dimostra di averli usati per migliorare.

Il messaggio è questo: non temere le non conformità, gestiscile bene. Un auditor che trova un sistema ricco di NC gestite correttamente è molto più rassicurato di uno che trova un sistema con zero NC e zero evidenze di miglioramento.

#5 I processi che nessuno controlla mai

In ogni organizzazione esistono processi «di confine» — quelli che cadono tra una funzione e l'altra, che nessuno si sente chiaramente responsabile di governare, che vengono dati per scontati finché qualcosa non va storto. Gli auditor li cercano attivamente, perché è lì che si annidano le non conformità più significative.

Quali sono tipicamente? La gestione dei fornitori critici (ISO 9001, requisito 8.4): molte aziende hanno una lista fornitori approvati ma non hanno evidenze di valutazioni periodiche. La gestione delle apparecchiature di misura (requisito 7.1.5): strumenti di misura utilizzati ogni giorno senza calibrazione documentata o con calibrazione scaduta. La gestione delle competenze (requisito 7.2): nuovi assunti che lavorano in autonomia su processi critici prima che la loro competenza sia stata formalmente valutata.

Un altro processo spesso trascurato: la comunicazione interna ed esterna (requisito 7.4). Non è sufficiente dichiarare «comunichiamo internamente tramite riunioni»: l'auditor vorrà vedere evidenze, verbali, canali strutturati, e in particolare vuole capire se le informazioni rilevanti per la qualità arrivano davvero a chi deve riceverle.

Prima di un audit, fai un giro mentale (o fisico) di tutti i processi periferici del tuo sistema. Non quelli che stai sempre monitorando, ma quelli che non tocchi da mesi. Probabilmente è lì che troverai le sorprese.

#6 Il miglioramento continuo: è reale o è un esercizio formale?

Il miglioramento continuo è il cuore filosofico di tutte le norme ISO di sistema di gestione. Non è un requisito da soddisfare con una clausola nel manuale — è un comportamento organizzativo che deve essere visibile, misurabile, documentato nel tempo.

Gli auditor distinguono immediatamente tra un'organizzazione che migliora davvero e una che completa l'esercizio formale. I segnali del miglioramento reale: obiettivi di qualità che cambiano di anno in anno perché i precedenti sono stati raggiunti; azioni preventive avviate su base di analisi dei trend, non solo in risposta a non conformità; audit interni che trovano effettivamente problemi (non solo «tutto conforme»); riesame della direzione che genera decisioni concrete e risorse assegnate.

I segnali del miglioramento formale: obiettivi identici da tre anni; azioni correttive aperte da sei mesi senza avanzamento; audit interni con check-list standard che producono sempre gli stessi risultati; riesame della direzione completato in 45 minuti con tutti gli allegati già pronti.

Se ti stai riconoscendo in qualche punto della seconda lista, non sei solo — e l'audit è un'ottima occasione per cambiare rotta, non solo per sopravvivere alla visita.

#7 La pulizia e l'ordine (sì, conta più di quanto pensi)

So che questa sembra banale, ma non lo è. Non parliamo di estetica — parliamo di quello che la pulizia e l'ordine comunicano all'auditor sul livello di controllo che l'organizzazione ha sui propri processi.

Un magazzino ordinato, con prodotti identificati chiaramente, aree segregate per conformi e non conformi, percorsi ben definiti, dice all'auditor che i processi sono sotto controllo. Un ambiente caotico, con prodotti non etichettati, strumenti riposti a caso, documenti sparsi, dice esattamente il contrario — anche se le procedure scritte sono perfette.

Lo stesso principio si applica all'ambiente digitale: cartelle condivise disorganizzate, documenti con nomi non chiari, versioni multiple dello stesso file in giro, registrazioni difficili da ritrovare. Un sistema informativo caotico è specchio di un sistema di gestione caotico.

Il metodo 5S — Seiri (separare), Seiton (sistemare), Seiso (pulire), Seiketsu (standardizzare), Shitsuke (sostenere) — non è solo uno strumento Lean. È anche, e forse prima di tutto, un'evidenza tangibile che il controllo operativo è reale. Molti enti di certificazione nel settore automotive lo verificano esplicitamente; nei settori alimentare e medicale l'ordine e la pulizia sono requisiti di conformità diretti. Ma anche in contesti dove non è esplicitamente richiesto, conta.

Bonus: le domande «trappola» più comuni

Non si tratta di tranelli deliberati — gli auditor non hanno interesse a coglierti in fallo. Ma alcune domande, per come sono formulate, mettono spesso in difficoltà anche chi conosce bene il proprio sistema. Eccone alcune con il suggerimento su come affrontarle.

«Puoi mostrarmi come avete gestito l'ultima non conformità significativa?» — Risposta sbagliata: cercare freneticamente tra le registrazioni. Risposta giusta: andare direttamente al registro NC, identificare la più recente, mostrare la gestione completa inclusa la verifica di efficacia.

«Quali sono i rischi principali del vostro processo produttivo?» — Risposta sbagliata: «Abbiamo fatto l'analisi dei rischi, è nel documento X.» Risposta giusta: descrivere i rischi reali nel tuo linguaggio, poi mostrare come sono documentati e gestiti.

«Com'è andato l'ultimo riesame della direzione?» — Questa domanda viene fatta anche ai dirigenti, non solo al responsabile qualità. La direzione deve essere in grado di rispondere con contenuti, non solo con date.

«Avete mai avuto un'azione correttiva che non ha funzionato al primo tentativo?» — La risposta onesta è quasi sempre sì, e un auditor lo sa. La risposta «no, tutto ha sempre funzionato al primo colpo» desta sospetti. Dimostra invece che sai riconoscere quando un'azione non è stata efficace e che hai il coraggio di riaprirla.

Prepararsi a un audit non significa costruire una facciata perfetta. Significa avere un sistema che funziona davvero — e saper raccontarlo con onestà. Quella combinazione è quello che gli auditor cercano, e quando la trovano lo riconoscono immediatamente.

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