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Risk Management

ISO 31010

Tecniche di valutazione del rischio

Consulenza ISO 31010: Tecniche di valutazione del rischio

Ente normatore
ISO
Anno pubblicazione
2019
Categoria
Linea guida

Obiettivo della norma

Supportare la valutazione del rischio fornendo tecniche e metodi (qualitativi e quantitativi) applicabili a diversi contesti.

Descrizione completa

La ISO 31010 è una guida complementare alla ISO 31000 che descrive tecniche per la valutazione del rischio, da metodi qualitativi (es. checklist, Delphi) a strumenti quantitativi (es. simulazioni, alberi di guasto). Non è certificabile, ma è molto utile per scegliere la tecnica più adatta in base a contesto, dati disponibili e criticità del processo. Aiuta a rendere più rigorose le analisi, migliorando coerenza e confrontabilità dei risultati tra team e progetti. È spesso usata in ambiti HSE, cybersecurity, qualità e continuità operativa, dove serve giustificare scelte e priorità di trattamento del rischio con metodi trasparenti.

Consulenza ISO 31010: Tecniche di valutazione del rischio

Lo standard ISO 31010 riguarda: Tecniche di valutazione del rischio. La nostra consulenza aiuta le organizzazioni a implementare requisiti e buone pratiche in modo concreto, costruendo un sistema mantenibile e orientato ai risultati. È un approccio utile per chi cerca long tail come consulenza ISO 31010, implementazione ISO 31010 e supporto audit (quando applicabile), con l’obiettivo di ridurre rischi e migliorare affidabilità.

Contesto: ambito Risk Management, categoria Linea guida, riferimento ISO 2019.

Non siamo un ente certificatore: svolgiamo attività di consulenza e affiancamento. L’audit e l’eventuale rilascio della certificazione (se previsto dallo standard) competono a un organismo accreditato.

Obiettivo e vantaggi per l’organizzazione

Obiettivo: Supportare la valutazione del rischio fornendo tecniche e metodi (qualitativi e quantitativi) applicabili a diversi contesti.

La ISO 31010 è una guida complementare alla ISO 31000 che descrive tecniche per la valutazione del rischio, da metodi qualitativi (es. checklist, Delphi) a strumenti quantitativi (es. simulazioni, alberi di guasto). Non è certificabile, ma è molto utile per scegliere la tecnica più adatta in base a contesto, dati disponibili e criticità del processo. Aiuta a rendere più rigorose le analisi, migliorando coerenza e confrontabilità dei risultati tra team e progetti. È spesso usata in ambiti HSE, cybersecurity, qualità e continuità operativa, dove serve giustificare scelte e priorità di trattamento del rischio con metodi trasparenti.

Benefici principali: Analisi più solide, migliore priorità di intervento, riduzione bias, maggiore trasparenza verso stakeholder e audit

Requisiti chiave: cosa mettiamo a terra in consulenza

Panoramica tecniche risk assessment, criteri di selezione metodo, analisi cause-effetto, stima probabilità/impatti, documentazione e reporting

Per risk management, la consulenza è orientata a rendere il rischio una pratica decisionale: criteri, metodi, workshop, registro rischi e monitoraggio. Evitiamo approcci teorici, collegando rischi a processi, obiettivi e azioni misurabili.

Metodo di lavoro: gap analysis, roadmap e messa a regime

Il progetto parte da una gap analysis sul perimetro concordato: verifichiamo cosa esiste già, cosa è efficace e cosa manca. Poi definiamo una roadmap con priorità, owner e tempi. In implementazione lavoriamo su processi e responsabilità, creando strumenti operativi (modelli, registri, criteri di controllo) che semplificano la raccolta delle evidenze e rendono i controlli ripetibili.

Un punto decisivo è evitare “documenti di facciata”. Le informazioni documentate devono aiutare il lavoro quotidiano: ridurre ambiguità, stabilire criteri e rendere misurabili i risultati. Per questo colleghiamo processi e KPI agli obiettivi, così che il sistema supporti decisioni e miglioramento continuo.

Audit interno, miglioramento e consolidamento

Se il tuo obiettivo è la certificazione, ti supportiamo fino alla preparazione dell’audit: audit interno, verifica delle evidenze, formazione del team e simulazioni. L’obiettivo è arrivare all’organismo accreditato con processi applicati e coerenti, riducendo tempi e non conformità.

Verifichiamo la tenuta del sistema con controlli interni e riesami periodici: efficacia delle azioni correttive, qualità delle registrazioni, coerenza tra procedure e operatività. Questo rende il sistema più robusto e riduce il rischio di ricadere in pratiche non tracciate.

Il percorso è particolarmente indicato per: Risk manager, HSE, security, qualità, project manager. In consulenza adattiamo requisiti e strumenti alla realtà operativa, evitando soluzioni preconfezionate.

Risultato: consulenza orientata a long tail e sostenibilità

Il risultato è un impianto organizzativo che supporta obiettivi e compliance: processi più controllati, evidenze affidabili e un ciclo stabile di miglioramento. Se cerchi una consulenza ISO 31010 che non si limiti a consegnare documenti, ma che costruisca metodo e competenze interne, questo è il percorso più efficace.

Tempi, risorse e governance del progetto

Tempi e impegno dipendono dalla complessità e dalla maturità dei processi. In consulenza definiamo un piano realistico, con attività distribuite per evitare blocchi operativi. Il focus è trasferire metodo: ruoli chiari, routine di controllo, indicatori e riesami che mantengono il sistema vivo. Questo approccio riduce i “picchi” di lavoro e rende più facile gestire cambiamenti organizzativi o richieste esterne.

Se l’esigenza è accelerare o ridurre rischi in una fase critica (qualifica fornitori, audit imminenti, richieste cliente), moduliamo il percorso sulle priorità: prima ciò che impatta sicurezza, conformità e qualità del risultato, poi l’ottimizzazione e la stabilizzazione nel tempo.

Domande frequenti sulla consulenza ISO 31010

Serve davvero un consulente? Un affiancamento mirato riduce errori di interpretazione e accelera la messa a regime, soprattutto quando serve integrare requisiti in processi già avviati. L’obiettivo è rendere il team autonomo, non dipendente.

Quanto “documento” è necessario? Dipende dal contesto, ma il criterio è sempre lo stesso: documentare ciò che serve per dimostrare controllo e rendere i processi replicabili. Meglio pochi documenti usati davvero, che molti documenti ignorati.

Requisiti chiave

  • Panoramica tecniche risk assessment
  • criteri di selezione metodo
  • analisi cause-effetto
  • stima probabilità/impatti
  • documentazione e reporting

Benefici principali

Analisi più solide
migliore priorità di intervento
riduzione bias
maggiore trasparenza verso stakeholder e audit

Settori applicabili

Tutti i settori; risk assessment e analisi tecniche

A chi si rivolge

Risk manager, HSE, security, qualità, project manager

Note sull'obbligatorietà

Non certificabile; guida metodologica per il risk assessment, spesso usata insieme a ISO 31000 e a norme settoriali