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Ambiente ed Energia

Carbon Footprint: ISO 14064 e ISO 14067 per Calcolare e Ridurre le Emissioni

Redazione 8 letture
Carbon Footprint: ISO 14064 e ISO 14067 per Calcolare e Ridurre le Emissioni
CSRD, ESG, richieste dei clienti internazionali, banche che chiedono dati sul carbonio: la misurazione delle emissioni di gas serra è passata da tema di nicchia a priorità operativa per migliaia di aziende italiane. Il problema è che ci si trova davanti a un labirinto di sigle — ISO 14064, ISO...

CSRD, ESG, richieste dei clienti internazionali, banche che chiedono dati sul carbonio: la misurazione delle emissioni di gas serra è passata da tema di nicchia a priorità operativa per migliaia di aziende italiane. Il problema è che ci si trova davanti a un labirinto di sigle — ISO 14064, ISO 14067, Scope 1-2-3, GHG Protocol — difficile da navigare senza una guida chiara. In questa guida metto ordine, norma per norma, con riferimenti precisi e logiche applicative concrete. Cosa misurare, con quale strumento e quando: senza slogan, con dati.

Carbon footprint: organizzazione vs prodotto

Il primo punto di chiarezza riguarda l'oggetto della misurazione. La carbon footprint aziendale misura le emissioni di gas serra associate all'intera organizzazione — tutti i processi, tutti i siti, tutta la catena del valore — ed è espressa in tonnellate di CO₂ equivalente (CO₂eq) per anno. È lo strumento di rendicontazione ESG per eccellenza, quello che serve per rispondere alla CSRD, per i rating bancari e per i target Science Based Targets initiative (SBTi).

La carbon footprint di prodotto misura invece le emissioni associate a un prodotto specifico lungo tutto il suo ciclo di vita, espressa in kg CO₂eq per unità di prodotto (l'unità funzionale). È lo strumento che serve per confrontare prodotti, per rispondere a richieste di clienti che vogliono conoscere l'impronta carbonica di ciò che acquistano, per supportare dichiarazioni ambientali e per comunicare in modo credibile le performance di sostenibilità di un singolo prodotto o gamma. Le due misure non si escludono: anzi, per molte aziende ha senso svilupparle entrambe in modo complementare.

ISO 14064: le tre parti dello standard per i gas serra

ISO 14064-1:2018 specifica i principi e i requisiti per la progettazione, lo sviluppo, la gestione, la comunicazione e la verifica degli inventari di gas a effetto serra a livello di organizzazione. È la norma che ti dice come fare i conti delle emissioni della tua azienda, classificate in tre categorie (gli Scope):

Scope 1 — Emissioni dirette: provengono da fonti che l'organizzazione possiede o controlla direttamente. Esempi: combustione di gas naturale nelle caldaie aziendali, consumi di gasolio dei veicoli aziendali, emissioni di processo, perdite di refrigeranti dagli impianti di climatizzazione (emissioni fuggitive). Scope 2 — Emissioni indirette da energia acquistata: derivano dalla generazione dell'energia elettrica, termica o del vapore che l'organizzazione acquista e consuma. La ISO 14064-1:2018 prevede due metodi di calcolo: il location-based (fattore di emissione medio della rete elettrica nazionale) e il market-based (fattore specifico dell'energia acquistata tramite Garanzie di Origine o PPA). Scope 3 — Altre emissioni indirette: comprendono tutte le emissioni lungo la catena del valore, suddivise in 15 categorie upstream e downstream. Spesso rappresentano il 70-80% delle emissioni totali di un'azienda ed è anche la categoria più difficile da misurare.

ISO 14064-2:2019 si occupa della quantificazione della riduzione delle emissioni o dell'incremento delle rimozioni ottenuto da uno specifico progetto di mitigazione, costruendo uno scenario di baseline controfattuale. ISO 14064-3:2019 definisce il processo di verifica e convalida delle dichiarazioni GHG, distinguendo tra assurance ragionevole (alto grado di confidenza, equivalente all'audit contabile) e assurance limitata (verifica che non siano emersi elementi di errore significativo).

ISO 14067: l'impronta di carbonio del prodotto

ISO 14067:2018 disciplina i principi, i requisiti e le linee guida per la quantificazione e la comunicazione della carbon footprint di un prodotto (CFP, Carbon Footprint of a Product). Si basa sul ciclo di vita del prodotto (LCA, Life Cycle Assessment) secondo le ISO 14040 e ISO 14044, ed è allineata con le linee guida per le dichiarazioni ambientali di tipo III (ISO 14025) e il sistema EPD.

La CFP di prodotto misura le emissioni GHG associate a tutte le fasi del ciclo di vita: estrazione e lavorazione delle materie prime, produzione, distribuzione e vendita, uso del prodotto e fine vita (smaltimento, riciclo, recupero energetico). La norma prevede due prospettive di sistema: dalla culla al cancello (cradle-to-gate, dalla produzione delle materie prime fino all'uscita dal sito produttivo — è la prospettiva più comune nei contesti B2B) e dalla culla alla tomba (cradle-to-grave, ciclo di vita completo, obbligatorio per le dichiarazioni al consumatore finale). La ISO 14067 è diventata cruciale anche per il contesto del Digital Product Passport (DPP) previsto dal Regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), che richiederà la comunicazione standardizzata dell'impronta carbonica per categorie crescenti di prodotti.

Scope 1, 2, 3: come calcolare correttamente le emissioni

Il calcolo delle emissioni GHG segue sempre la stessa logica: Emissioni = Dato di attività × Fattore di emissione. Il dato di attività è il dato misurabile dell'attività che genera emissioni (litri di gasolio consumato, kWh di elettricità acquistata, kg di rifiuti prodotti). Il fattore di emissione converte il dato di attività in CO₂eq e dipende dal tipo di gas, dal vettore energetico e dal paese. I fattori di emissione standard sono disponibili da fonti ufficiali: IPCC, IEA, database nazionali (ISPRA per l'Italia), database settoriali di Ecoinvent.

Per lo Scope 1 i dati di attività sono relativamente semplici da raccogliere (letture di contatori, schede di rifornimento, acquisti di combustibili). Per lo Scope 2 la sfida principale è la scelta del metodo: il location-based usa il fattore di emissione medio della rete italiana (pubblicato annualmente da GSE), il market-based usa il fattore specifico dell'energia acquistata tramite contratti rinnovabili. La differenza può essere significativa per le aziende che si sono già dotate di PPA o Garanzie di Origine. Per lo Scope 3 la sfida è la disponibilità dei dati dei fornitori: si può usare un approccio spend-based (dati di spesa moltiplicati per fattori di emissione medi di settore), un approccio average-data (fattori di emissione medi per unità di prodotto acquistato) o, dove disponibile, un approccio supplier-specific (dati diretti dal fornitore). La CSRD/ESRS E1 richiede la disclosure dello Scope 3 completo per le imprese soggette all'obbligo.

GHG Protocol e relazione con gli standard ISO

Il GHG Protocol — sviluppato dal World Resources Institute (WRI) e dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) — è il framework più citato nel mondo anglosassone e nelle multinazionali. I due standard sono largamente compatibili e allineati, ma con differenze rilevanti: il GHG Protocol è un framework volontario con linee guida operative molto dettagliate (fogli di calcolo, guidance settoriali, Corporate Value Chain Standard per lo Scope 3 con 15 categorie dettagliate), mentre ISO 14064 è una norma internazionale con una struttura formale che disciplina anche la verifica terza parte attraverso la 14064-3.

Per le aziende italiane che puntano a un inventario verificato — in vista della CSRD o di un rating ESG — la scelta della ISO 14064 come norma di riferimento, integrando dove utile le guidance operative del GHG Protocol, è la soluzione più solida e riconoscibile sul mercato europeo. La ISO 14064 offre un quadro normativo più robusto per la verifica terza parte, garantendo che i dati dichiarati abbiano un livello di credibilità equivalente a un'informazione finanziaria auditata.

Dalla quantificazione alla riduzione: strategie concrete

Misurare è il primo passo, ma l'obiettivo finale è ridurre. La logica corretta — imposta dagli standard Science Based Targets initiative (SBTi) — è: prima riduci, poi compensi solo le emissioni residue. Qualunque percorso di neutralità carbonica basato principalmente sulla compensazione senza riduzioni reali non è più credibile né accettato dagli stakeholder più esigenti.

Le leve di riduzione per ciascuno Scope: per lo Scope 1, sostituzione di combustibili fossili con biometano, elettrificazione dei processi termici, passaggio a flotte aziendali elettriche, recupero dei refrigeranti per ridurre le emissioni fuggitive. Per lo Scope 2, acquisto di energia rinnovabile tramite PPA o Garanzie di Origine, installazione di impianti fotovoltaici propri, adesione a comunità energetiche rinnovabili. Per lo Scope 3, selezione dei fornitori su base carbonica, ottimizzazione logistica, eco-design dei prodotti, allungamento della vita utile. Per le emissioni residue non eliminabili nel breve periodo, la compensazione avviene attraverso l'acquisto di carbon credit verificati su mercati volontari (Verra VCS, Gold Standard), con i criteri di qualità delle 5P: reali, addizionali, misurabili, permanenti e verificati da terza parte.

FAQ

La certificazione ISO 14064 è obbligatoria?
No, la ISO 14064 non è uno schema di certificazione di sistema: non si "ottiene la certificazione ISO 14064" come si ottiene la ISO 14001. Si tratta di una norma metodologica che disciplina come calcolare e verificare gli inventari GHG. La verifica da parte terza (ISO 14064-3) è volontaria, ma può diventare de facto obbligatoria per soddisfare requisiti di clienti, bandi pubblici o obblighi di reporting come la CSRD.

Quanto costa un inventario GHG verificato secondo ISO 14064?
Per una PMI con emissioni Scope 1 e 2 (e Scope 3 limitato), il costo dell'inventario (consulenza + verifica) si colloca tipicamente tra 8.000 e 25.000 euro. Per grandi organizzazioni con Scope 3 completo, i costi possono essere significativamente superiori.

ISO 14067 e EPD: qual è la relazione?
La ISO 14067 definisce il metodo di calcolo della CFP di prodotto. Un'EPD (Environmental Product Declaration) secondo ISO 14025 è una dichiarazione ambientale verificata che può includere la CFP calcolata secondo la ISO 14067, ma che contiene anche altri indicatori di impatto ambientale (acidificazione, eutrofizzazione, consumo di risorse). La CFP è quindi un sottoinsieme degli indicatori riportati in un'EPD completa.

Lo Scope 3 è obbligatorio nella ISO 14064-1?
La norma richiede di includere tutte le categorie di emissioni rilevanti, compresi gli Scope 3, con possibilità di escludere categorie non materiali con adeguata giustificazione tecnica. La CSRD/ESRS E1, invece, richiede la disclosure dello Scope 3 completo per le imprese soggette all'obbligo, senza possibilità di esclusioni non giustificate.

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