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ISO 19650 e BIM: La Certificazione per la Gestione Digitale delle Costruzioni

Redazione 5 letture
ISO 19650 e BIM: La Certificazione per la Gestione Digitale delle Costruzioni
Se lavori nelle costruzioni — come progettista, impresa o committente — il BIM è ormai un tema quotidiano. Ma dietro l'acronimo c'è uno standard preciso, ISO 19650, che trasforma il Building Information Modelling da pratica volontaria a framework normativo strutturato. In Italia, con l'obbligo...

Se lavori nelle costruzioni — come progettista, impresa o committente — il BIM è ormai un tema quotidiano. Ma dietro l'acronimo c'è uno standard preciso, ISO 19650, che trasforma il Building Information Modelling da pratica volontaria a framework normativo strutturato. In Italia, con l'obbligo progressivo introdotto dal D.M. 560/2017, è una competenza necessaria per chi lavora con la pubblica amministrazione. Ti spiego cosa richiede la serie ISO 19650, come si collega al quadro normativo italiano e cosa significa concretamente per la tua organizzazione.

Cos'è ISO 19650 e il BIM nel contesto italiano

ISO 19650 è la serie di norme internazionali per la gestione delle informazioni durante il ciclo di vita degli asset edilizi e infrastrutturali, usando il BIM come framework metodologico. Il BIM — Building Information Modelling — non è un software: è un processo collaborativo basato su modelli digitali informativi, dalla progettazione alla dismissione. Ogni elemento del modello è un oggetto con attributi associati: materiale, produttore, caratteristiche prestazionali, costo, programma di manutenzione.

I vantaggi concreti rispetto al CAD tradizionale sono significativi: rilevamento automatico dei conflitti tra discipline progettuali prima del cantiere; modello as-built come gemello digitale consultabile dai gestori; computi metrici estratti automaticamente dal modello, con riduzione di errori e tempi; integrazione con cronoprogramma (4D BIM) e costi (5D BIM) per il controllo in tempo reale durante la costruzione.

In Italia il BIM ha acquisito rilevanza normativa con il D.M. 560/2017 e il D.Lgs. 36/2023 (Codice dei Contratti Pubblici, art. 43). Le stazioni appaltanti richiedono sempre più spesso la dimostrazione di capacità BIM strutturate nei capitolati e nelle gare: la conformità a ISO 19650 è il modo più riconoscibile per rispondere a questa domanda.

Struttura della norma: parti 1-5

La serie ISO 19650 si articola in cinque parti, ciascuna dedicata a un aspetto specifico della gestione informativa:

  • ISO 19650-1 — Concetti e principi: definisce il vocabolario e il modello informativo di riferimento. È la parte fondativa da cui derivano tutte le altre.
  • ISO 19650-2 — Fase di consegna degli asset: disciplina la gestione informativa durante progettazione e costruzione, inclusi i requisiti per appalti e realizzazione.
  • ISO 19650-3 — Fase operativa degli asset: riguarda esercizio, manutenzione e facility management dell'opera completata.
  • ISO 19650-4 — Scambio di informazioni: affronta semantica e formati di scambio, con riferimento agli standard di interoperabilità.
  • ISO 19650-5 — Sicurezza delle informazioni: gestisce i rischi di security digitale, particolarmente rilevante per le infrastrutture critiche.

La norma introduce una gerarchia strutturata di requisiti informativi: OIR (requisiti organizzativi del committente), AIR (requisiti dell'asset per la gestione operativa), PIR (requisiti del progetto specifico), EIR (requisiti per gli scambi durante la consegna). Sul lato fornitore, la risposta si concretizza nel BEP (BIM Execution Plan) e nei piani MIDP e TIDP per la consegna delle informazioni.

EIR, BEP e CDE: i documenti chiave

L'EIR (Exchange Information Requirements) è il documento con cui il committente comunica al mercato cosa vuole sapere dall'opera: quali dati, in quale formato, con quale livello di sviluppo (LOD/LOI), entro quali scadenze. Un EIR chiaro è la responsabilità principale della stazione appaltante; un EIR vago genera interpretazioni difformi e conflitti durante l'esecuzione del contratto.

Il BEP (BIM Execution Plan) è la risposta del fornitore all'EIR: descrive come il team si organizzerà per soddisfare i requisiti informativi — software, standard di modellazione, ruoli e responsabilità, procedure di controllo qualità sui modelli. Il BEP pre-contratto (presentato in offerta) diventa vincolante dopo l'aggiudicazione, integrato con i dettagli operativi definitivi.

Il CDE (Common Data Environment) è l'infrastruttura attraverso cui tutte le informazioni vengono condivise, gestite e archiviate. Non è una semplice cartella condivisa: è un sistema con stati di condivisione definiti, controllo delle versioni e processi di approvazione tracciati. ISO 19650 definisce quattro stati per i documenti nel CDE:

  • Work in Progress (WIP): informazioni in elaborazione, accessibili solo all'autore o al suo team.
  • Shared: condivise con gli altri team per revisione, commento o utilizzo come riferimento.
  • Published: approvate e rilasciate per l'utilizzo da parte di tutti gli attori del progetto.
  • Archived: conservate per ragioni storiche o legali, non più in uso attivo.

Sul mercato esistono numerose piattaforme CDE (Autodesk Construction Cloud, Procore, Trimble Connect, Asite e altre). La norma non prescrive quale piattaforma usare: definisce i requisiti funzionali che qualsiasi CDE deve soddisfare per garantire la tracciabilità e la qualità informativa richiesta.

ISO 19650 e D.M. 560/2017: l'obbligo BIM negli appalti pubblici

Il D.M. 1° dicembre 2017, n. 560 ha introdotto in Italia l'obbligatorietà progressiva del BIM negli appalti pubblici, scalata per valore dell'opera:

  • Dal 1° gennaio 2019: opere sopra 100 milioni di euro.
  • Dal 1° gennaio 2020: sopra 50 milioni.
  • Dal 1° gennaio 2021: sopra 15 milioni.
  • Dal 1° gennaio 2022: sopra 5,35 milioni.
  • Dal 1° gennaio 2023: sopra 1 milione.
  • Dal 1° gennaio 2025: tutti gli appalti pubblici, indipendentemente dall'importo.

Il D.Lgs. 36/2023 ha consolidato l'obbligo all'art. 43, con l'Allegato I.9 che specifica i requisiti per stazioni appaltanti e operatori economici. L'obbligo BIM non equivale all'obbligo di certificazione ISO 19650, ma le stazioni appaltanti richiedono sempre più spesso la dimostrazione di capacità BIM strutturate: la conformità a ISO 19650 certificata da terzi è il mezzo più verificabile per rispondere.

Un secondo riferimento normativo è la UNI 11337, il quadro italiano per la digitalizzazione delle costruzioni. La parte 7 definisce le competenze di BIM Manager, Coordinator e Specialist in termini di conoscenze e responsabilità — un complemento necessario ai processi richiesti da ISO 19650.

Certificazione e competenze BIM

Nel panorama ISO 19650 esistono due livelli di riconoscimento formale: la certificazione aziendale e quella delle competenze individuali.

La certificazione aziendale ISO 19650 viene rilasciata da enti accreditati e attesta che l'organizzazione ha implementato processi di gestione informativa BIM conformi alla norma. Copre tipicamente la ISO 19650-1 e -2 (più la -3 per chi gestisce anche la fase operativa). L'iter include una valutazione documentale del sistema BIM — politica, procedure, standard di modellazione, template di BEP, configurazione del CDE — e una verifica su casi studio o progetti reali.

Sul versante delle competenze individuali esistono certificazioni vendor-specific (Autodesk, Trimble), certificazioni professionali indipendenti (RINA, Bureau Veritas, organismi accreditati ISO 17024) e i profili della UNI 11337-7. ISO 19650 definisce con precisione i ruoli nel team:

  • BIM Manager: responsabile della strategia informativa del progetto, del BEP e della gestione del CDE.
  • BIM Coordinator: gestisce le informazioni per una disciplina specifica e coordina i clash detection interdisciplinari.
  • BIM Specialist: produce i modelli usando gli strumenti software della propria disciplina.

In progetti piccoli questi ruoli possono coincidere. Ciò che conta è che le responsabilità siano chiaramente documentate nel BEP e che chi le ricopre abbia le competenze adeguate. Il consiglio pratico: non concentrarti solo sui software. I processi e la cultura organizzativa determinano il successo dell'implementazione BIM più di qualsiasi piattaforma tecnologica.

FAQ

La certificazione ISO 19650 è obbligatoria per gli appalti pubblici italiani?
No, non è obbligatoria per legge. L'obbligo riguarda l'utilizzo dei metodi BIM per determinate categorie di appalti. Alcune stazioni appaltanti la inseriscono nei criteri premianti e la tendenza è verso una crescente valorizzazione delle capacità BIM certificate.

ISO 19650 si applica anche alle ristrutturazioni?
Sì, a qualsiasi progetto che comporti la creazione o modifica di asset edilizi, incluse ristrutturazioni e manutenzioni straordinarie. La ISO 19650-3 è particolarmente rilevante per la gestione del patrimonio edilizio esistente, quota enorme del mercato italiano.

Come si integra ISO 19650 con ISO 9001?
ISO 19650 definisce processi informativi specifici, non un sistema organizzativo completo. Si integra bene nel sistema qualità ISO 9001 aggiungendo procedure per CDE, BEP e controlli qualità sui modelli. Le due norme sono complementari e l'integrazione è consigliabile.

Quale software serve per conformarsi a ISO 19650?
Nessuno in particolare: la norma è technology-neutral. I formati aperti come IFC (Industry Foundation Classes di buildingSMART) sono raccomandati per garantire interoperabilità e conservazione a lungo termine delle informazioni.

Un piccolo studio può applicare ISO 19650?
Assolutamente sì. La norma è scalabile: un piccolo studio con 3-5 professionisti può implementare processi proporzionati alla propria complessità. Ciò che conta è la sistematicità dei processi e la chiarezza delle responsabilità, non la dimensione dell'organizzazione.

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