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Ambiente ed Energia

EPD e ISO 14025: Dichiarazioni Ambientali di Prodotto per il Mercato Green

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EPD e ISO 14025: Dichiarazioni Ambientali di Prodotto per il Mercato Green
Se lavori nel settore delle costruzioni, dei materiali, dell'arredo o di qualunque comparto che vende a committenti pubblici o a grandi aziende con obiettivi di sostenibilità, probabilmente hai già sentito parlare di EPD. Forse un cliente tedesco o scandinavo te ne ha fatto richiesta, oppure hai...

Se lavori nel settore delle costruzioni, dei materiali, dell'arredo o di qualunque comparto che vende a committenti pubblici o a grandi aziende con obiettivi di sostenibilità, probabilmente hai già sentito parlare di EPD. Forse un cliente tedesco o scandinavo te ne ha fatto richiesta, oppure hai trovato il termine nei capitolati di un bando pubblico. L'EPD — Environmental Product Declaration, Dichiarazione Ambientale di Prodotto — è uno degli strumenti di comunicazione ambientale più rigorosi e credibili oggi disponibili, disciplinato dalla norma ISO 14025. In questa guida ti spiego cos'è davvero, come si ottiene e perché può fare la differenza nel tuo posizionamento di mercato.

Cos'è un'EPD e perché sta diventando sempre più richiesta

Per capire l'EPD bisogna partire dal framework delle dichiarazioni ambientali definito dalla famiglia ISO 14020. Le dichiarazioni ambientali si dividono in tre tipologie: Tipo I (Ecolabel, ISO 14024): etichette assegnate da un organismo terzo sulla base di criteri predefiniti che un prodotto deve soddisfare per ottenere il marchio — esempi: Ecolabel UE, Nordic Swan. Tipo II (autodichiarazioni, ISO 14021): asserzioni effettuate dal produttore senza verifica obbligatoria da parte terza — esempi: "riciclabile", "realizzato con materiale riciclato". Tipo III (EPD, ISO 14025): dichiarazioni basate su dati quantitativi ottenuti attraverso LCA, condotta secondo regole predefinite (PCR), verificate da un organismo terzo e pubblicate in un programma riconosciuto.

L'EPD è la forma di comunicazione ambientale più trasparente e verificabile. Non dice "siamo sostenibili": dice "la nostra finestra in PVC ha un Global Warming Potential di 12,4 kg CO₂eq per m² di prodotto, con questi dati, questa metodologia e questa verifica". Puoi confrontarla con quella del concorrente. Puoi usarla in un software BIM per edifici sostenibili. Puoi presentarla a un bando CAM. Le ragioni per cui è sempre più richiesta: CAM negli appalti pubblici (edilizia, arredi, illuminazione), richieste Scope 3 dalle grandi imprese, ESPR e Digital Product Passport, crediti LEED e BREEAM per edifici sostenibili.

ISO 14025: i requisiti per le dichiarazioni di Tipo III

ISO 14025:2006 definisce i principi e le procedure per le etichettature e dichiarazioni ambientali di tipo III. La norma stabilisce i requisiti che un programma EPD deve rispettare per garantire che le dichiarazioni siano credibili, comparabili e verificabili. In particolare, specifica: i principi metodologici per la conduzione della LCA alla base dell'EPD (allineata a ISO 14040 e ISO 14044), i requisiti per le PCR (Product Category Rules), le modalità di verifica indipendente, i requisiti di comunicazione e i requisiti per i programmi di registrazione.

Un punto che vale la pena chiarire: ISO 14025 non è una norma che si "certifica" come ISO 14001. Non esiste un "certificato ISO 14025": esistono EPD sviluppate conformemente ai requisiti di ISO 14025 e pubblicate in programmi riconosciuti. La conformità a ISO 14025 è garantita dal rispetto del processo: PCR approvata, LCA corretta, verifica indipendente, pubblicazione in un programma accreditato. Questo processo è ciò che distingue un'EPD credibile da un documento simile ma non verificato — una distinzione che conta nei bandi CAM e nei rating LEED o BREEAM.

PCR (Product Category Rules): le regole specifiche per categoria

Le PCR (Product Category Rules) sono documenti normativi specifici per categoria di prodotto — ad esempio "finestre e porte", "isolanti in lana di roccia", "vernici per uso interno" — che definiscono come deve essere condotta la LCA per quella categoria: quali confini del sistema usare, quali indicatori calcolare, quali dati secondari sono ammessi, come gestire l'allocazione dei co-prodotti. Se per la tua categoria esiste già una PCR approvata, sei obbligato a seguirla per sviluppare un'EPD nell'ambito di quel programma.

Se non esiste una PCR per il tuo prodotto, è possibile svilupparne una nuova — ma è un processo che richiede tempo (6-12 mesi aggiuntivi), competenze metodologiche specifiche e la collaborazione con il programma EPD scelto. Prima di avviare qualsiasi attività, verifica sempre l'esistenza di una PCR applicabile: è un passaggio che molti saltano e che poi causa ritardi costosi. Le PCR vengono aggiornate periodicamente; un'EPD sviluppata sulla base di una PCR scaduta potrebbe perdere di validità prima dei 5 anni standard.

LCA (Life Cycle Assessment): il cuore tecnico dell'EPD

La LCA viene condotta secondo le ISO 14040 e ISO 14044. Richiede la raccolta di dati primari (specifici del processo produttivo dell'azienda: consumo di energia, materie prime, trasporti, scarti) e dati secondari da database LCA riconosciuti (Ecoinvent, GaBi, ELCD) per le fasi upstream e downstream. Il software più comunemente usato è SimaPro o GaBi. La LCA calcola gli indicatori di impatto ambientale richiesti dalla PCR, tra cui tipicamente: Global Warming Potential (GWP), Ozone Depletion Potential (ODP), Acidification Potential (AP), Eutrophication Potential (EP), Photochemical Ozone Creation Potential (POCP), Abiotic Depletion Potential (ADP) e indicatori di uso delle risorse.

La raccolta dei dati primari è spesso il collo di bottiglia del processo. Quanta energia consuma questa linea produttiva? Quanti scarti genera? Da dove viene questa materia prima e come viene trasportata? Le aziende che hanno già un sistema ISO 14001 — con monitoraggio strutturato degli aspetti ambientali — trovano molto più semplice rispondere a queste domande rispetto a chi non ha nessun sistema di raccolta dati ambientali. Non a caso, molti percorsi di EPD iniziano contestualmente all'implementazione di ISO 14001, o vengono avviati da aziende già certificate.

Program Operator: EPD International, EPDItaly e altri

L'EPD deve essere sviluppata all'interno di un programma EPD riconosciuto, che gestisce le regole metodologiche, la verifica e la pubblicazione. I principali programmi rilevanti per le aziende italiane sono: The International EPD System (di origine svedese, con oltre 10.000 EPD pubblicate da più di 50 paesi — il più diffuso a livello globale); IBU-EPD (Institut Bauen und Umwelt, Germania — molto rilevante per i prodotti da costruzione destinati al mercato tedesco e DACH); INIES (Francia — obbligatorio per i prodotti da costruzione nel contesto del regolamento francese RE2020); DAPhabitat (Spagna — per i mercati iberici).

La scelta del programma dipende dal mercato target: se punti a mercati multipli europei, International EPD System è la scelta più versatile perché le sue EPD sono generalmente riconosciute nei principali sistemi di rating internazionali e nei programmi GPP europei. Se hai un mercato specificamente tedesco o DACH, IBU-EPD potrebbe essere più strategico. Le EPD sviluppate in un programma non sono sempre trasferibili automaticamente ad un altro: verificalo prima di scegliere.

EPD e CAM: il collegamento con gli appalti pubblici green

In Italia, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi del Piano d'azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della PA. Il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) li rende vincolanti per le stazioni appaltanti per le categorie di appalto cui si applicano. L'EPD è esplicitamente citata come strumento di conformità in diversi decreti CAM: il DM 23 giugno 2022 per l'edilizia la richiede per alcune categorie di prodotti da costruzione; i CAM per l'arredo la prevedono come criterio premiante o requisito di base per specifiche categorie.

In pratica, per un'azienda che produce materiali da costruzione, serramenti, isolanti, pavimenti, rivestimenti o arredi e che partecipa ad appalti pubblici italiani o europei, l'EPD non è più un'opzione: è sempre più spesso un prerequisito. Oltre ai CAM, anche i sistemi di rating degli edifici sostenibili — LEED, BREEAM e ITACA Protocollo — assegnano crediti specifici per l'uso di prodotti dotati di EPD. Se i tuoi clienti sono studi di progettazione o costruttori che perseguono queste certificazioni, avere un'EPD aumenta concretamente la probabilità di essere selezionati rispetto a un concorrente senza dichiarazione ambientale verificata.

FAQ

Un'EPD è una certificazione?
Tecnicamente no: l'EPD è una dichiarazione ambientale verificata e pubblicata, non un certificato di conformità a uno standard di sistema di gestione. Non si "certifica ISO 14025" come si certifica ISO 14001. Tuttavia, essendo verificata da terza parte e pubblicata in un registro pubblico, ha un livello di credibilità equivalente a una certificazione.

EPD e carbon neutrality: sono la stessa cosa?
No. L'EPD dichiara gli impatti ambientali del prodotto, incluso il GWP (impronta carbonica). Non afferma che il prodotto è carbon neutral. Per dichiarare la carbon neutrality di un prodotto sono necessari passi aggiuntivi: riduzione delle emissioni e compensazione delle residue secondo PAS 2060 o ISO 14068-1, con verifica separata.

L'EPD scaduta ha ancora valore?
Formalmente no: dopo 5 anni l'EPD perde la validità e non può essere usata nei bandi CAM o nei sistemi di rating come documento valido. Il rinnovo è però molto meno oneroso della prima emissione, perché la struttura LCA è già impostata e richiede solo aggiornamento dei dati produttivi.

Quanto costa sviluppare un'EPD?
Per una PMI, il costo totale si colloca tipicamente tra 8.000 e 30.000 euro (consulenza LCA + fee di registrazione al programma + costo della verifica terza parte). I costi si riducono significativamente per le EPD successive della stessa azienda o per varianti dello stesso prodotto.

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